Rina Ferri

Mi recai la mattina presto da Rina Ferri: le presentai una cartella di bozzetti a matita e carboncino che avevo fatto negli ultimi mesi (1995)
In silenzio li guardò,uno ad uno;poi mi fissò e mi chiese come stavo quando lavoravo. Le risposi “molto bene”.

Mi confermò che anche lei quando dipingeva viveva interiormente una grande gioia e una esclusività nell’abitare la propria area creativa che la appagava molto:”lì ci siamo solo io e il mio lavoro,in pienezza”.
“Continua a lavorare-mi disse-questi segni meritano di essere sviluppati e non dimenticare che quanto vivi è per te un dono”. Uscii da quell’incontro stimolata a continuare a dedicare il tempo libero che avevo a questa mia grande passione,davo spazio a quella parte di me che gli eventi della vita,nell’adolescenza,avevano lasciato da parte.