Bibliografia

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Agosto 2020

Avventure della pietra: Aria Acqua Fuoco Nero – frammenti, di Maria Valli

All’acme della pestilenza, il lavoro si interruppe. Tutte le idee, le scelte e le verifiche sui materiali, le prove tecniche, la scansione delle fasi di disegno e di stampa, i grafismi pulviscolari che Maria Valli aveva iniziato a preparare sulle matrici chiave del nero, variando in modi impercettibili le campiture e le sfumature, tutto questo si arrestò. Le preoccupazioni divennero altre, la concentrazione si disperse nel tempo che passava a vuoto. Soltanto una prima prova, foriera di aspettative di successo e di ottima riuscita dell’intero lavoro, rimase a ricordare l’impegno interrotto. I frammenti degli elementi primordiali – o visioni oniriche, o paesaggi della mente… gli artefatti, se suggestivi e potenti assumono molteplici significati per chi li osserva, pungolando pensieri e moti dell’anima – rimasero frammenti.
È possibile per un artista conservare intatta l’idea creativa durante un lungo periodo di impossibilità a realizzarla, in particolar modo quando si affrontano tecniche complesse di riproduzione grafica qual è la litografia, che necessita oltretutto di un ausilio tecnico, maieutico, per concretizzare nel numero di copie voluto il lavoro progettato? Maria Valli è riuscita nell’impresa: quando, a primavera inoltrata, il ritiro dai contatti umani ha iniziato a dare i suoi frutti o forse l’aria si è fatta più pulita, e il lavoro di stampa ha potuto riprendere con maggiore continuità, Valli ha disegnato le matrici mancanti con una abilità grafica che, sedimentata nell’inattività, è approdata sulla superficie delle pietre in sublimata finezza.
Lentamente – e sotto la protezione vigile di Père Cotelle che ci ha aiutato a sconfiggere tutte le avversità, superando pian piano problemi di carta, d’inchiostro, di registro, di rotture della pietra matrice, il lavoro si è infine dispiegato sui fogli Hahnemühle e di carta di riso della provincia di Anhui tale e quale lo ammirate e i frammenti si sono ricomposti come petali caduti in apparente disordine.
In realtà come l’artista li ha lungamente desiderati e creati.

Nicola Arnoldo Manfredi, agosto 2020


Chiudi l’occhio fisico

Il pittore, ha scritto Caspar David Friedrich nel 1815,
non deve dipingere solo quello che ha dinnanzi
a sé, ma anche quello che vede dentro di sé.
E se in sè stesso non vede nulla,
smetta di dipingere anche quello
che vede dinnanzi a sé.

ARIA ACQUA FUOCO NERO di Maria Valli non è solo il titolo di un’opera ma anche di un iter di un creativo.
La Valli vede negli elementi della natura una sinfonia violentata dall’uomo e la dipinge come se la natura volesse tornare nel corpo in cui era nata, nella Genesi, in uno stato puro e primordiale.
ARIA ACQUA FUOCO NERO è quindi opera della natura che rigenera se stessa producendo nel contempo un atto creativo della coscienza; La Natura-Realtà diviene allora magma, liquidi, forme e colori in metamorfosi; metamorfosi dal buio alla luce.
E sulla tela il Nero del Caos e delle tenebre, non si oppone. Anzi, rilascia.
Sembra che abbia già dentro sé la luce, i colori, la grafite; tutti i segni, e li lascia liberi di uscire da un anfratto, da una fonte purificatrice.
Azzurro, rosso, grafite e stesure di nero, si muovono sulla carta in un silenzio quasi assoluto; è loro l’unico e impercettibile rumore che si sente mentre il foglio che respira li accoglie. Tutto scivola lentamente: il tempo, le pennellate, la coscienza; la natura si ricrea e l’artista la riproduce non più con l’occhio fisico, ma con quello dell’interiorità. Un desiderio ed una speranza.
Nel momento creativo Maria Valli si abbandona e si ritrova come una onda ed è questa la forza, il suono interiore della sua pittura. Pensiero che è non pensiero, ma pensa.
Per la Valli la ruvida carta che accarezza la mano, il pennino che raschia, il colore che feconda la carta sono materiali che si smaterializzano per diventare, in un lento e lunghissimo lavoro, momenti dell’anima.
Ed è proprio perché riesce a coniugare in maniera profonda realtà ed interiorità che Maria Valli, a suo dire, non smetterà mai di dipingere.

Giglietti Ermanno


2018 – Disegno Nero, raccolta di opere dal 2017 al 2018

SUGGESTIONI DALLA REALTÀ

Confesso che non ho mai chiesto – né desidero farlo – spiegazioni sul significato delle sue opere. I titoli, pur essenziali, qualche indicazione la forniscono. E soprattutto gli esiti grafici e cromatici, avendo dal vivo apprezzato la cura, l’intuito compositivo, la gestualità controllata che l’artista ha posto nel raggiungerli.

Da autodidatta quale si dichiara, Maria Valli, che pure ha visto e conosce le espressioni dell’arte moderna e contemporanea, utilizza in modo molto personale sia figurazione informale che disegno, sia tecniche dell’unicità – acquerello, grafite, tempera all’uovo – che tecniche del multiplo a stampa. Soprattutto di queste posso testimoniare la vivacità, la ricchezza di soluzioni e l’utilizzo spesso sperimentale dei linguaggi tradizionali, acquatinta, puntasecca, litografia, xilografia. È proprio grazie all’ “imparar facendo” che, nel realizzare le sue matrici, Valli non soffre di timori reverenziali né remore rispetto all’ortodossia del linguaggio incisorio. L’intento semplice è quello di ottenere un unicum espressivo tra pittura e grafica.

Per fronteggiare la marea di immagini inutili, soprattutto fotografie, e banali, che ci investe ormai senza tregua, cerco di adottare difese semplici per pervenire all’eventuale loro cancellazione dal mio panorama. Si tratta di domande essenziali: mi piace? Mi suscita emozione? Mi racconta qualcosa? Quando la guardo ancora, l’effetto di piacere o stupore si ripete? Ecco, nel caso delle opere della Valli, la risposta conferma ogni volta il sì.

Dunque, i significati: scaturiscono dai bianchi per lo più prigionieri del nero, dai rossi cinabro che lo feriscono, dagli azzurri che possono illuminarlo e dai blu che lo incupiscono; sono drammi di segni che talvolta si concretizzano in silhouette umane o semplicemente suggeriscono storie di forme altre. Le opere, singole o in serie, unite sotto unico titolo, siano pezzi unici o multipli a stampa spesso differenti da copia a copia, diventano allora riflessioni sulla realtà, suggestioni da essa tratte che la Valli ci affida e di cui, con l’attraente linguaggio della propria arte, vuole farci partecipi.

Nicola Arnoldo Manfredi, ottobre 2018

2017 – 5+1 MAESTRI DEL CONTEMPORANEO, UN AVVINCENTE PERCORSO NELLA STORIA DELL’ARTE

Maria Valli (RE): atteso e gradito ritorno di Maria Valli nella nostra città e allo “Studio C” dopo le belle mostre qui tenute nel recente passato. E se di quest’artista avevamo negli occhi e nella memoria le eleganti e raffinate “tempere all’uovo” ispirate ai silenzi di “Petra” o le delicate e suggestive visioni interiori intrise di poesia e intimo raccoglimento, oggi l’artista emiliana ha ulteriormente arricchito il suo bagaglio artistico con l’approfondimento di svariate e diversificate tecniche di grafica con particolare riguardo per l’incisione. Ne sono fedele testimonianza le opere che Maria Valli presenta in questa rassegna: due tempere e due incisioni fortemente connesse al punto da essere l’una la chiara ed evidente derivazione dell’altra. Come sempre l’espressione di quest’artista appare intensa e partecipata e le sue opere hanno il magico potere di calare l’osservatore in dimensione lontane, oniriche ed irreali, nel regno profondo e imperscrutabile dell’interiorità. Raffinate le sue trasparenze, personale e liberatorio, quasi informale, il suo segno ammorbidito sempre da colori solari e pastose tonalità.Artista fortemente contemporanea Maria Valli e capace di spaziare, con assoluta padronanza tecnica, dalla pittura alla grafica fino alla scultura evidenziando sempre grande gusto compositivo, sentimento ed emozione.

Luciano Carini.

2016 – “Palinsesti” galleria 1.1 Zenone Contemporanea S. Simonini

..è subito evidente come la stagione dell’informale con Maria Valli riesca a suggerire nuovi ed originali motivi di indagine. L’equilibrio, la spontaneità, il segno istintivo si intrecciano in una sigla personale immediatamente riconoscibile.

Maria Valli padroneggia con la stessa sicurezza il grande formato e le piccole incisioni, sempre curatissime nella tecnica e nella struttura formale.

La ricerca dei materiali non è mai fine a se stessa ma completa in modo difficilmente ripetibile composizioni che sono accurate in ogni loro parte, impaginazioni perfette che definiscono il segreto del gesto informale della Valli, nel quale la forza della spontaneità non viene mai tradita, mantenendo una visione d’insieme rigorosa e profonda.

I “palinsesti” presentati in questa personale sono flussi di coscienza liquidi capaci di attrarre l’osservatore in un indistinto profondo e intimo, racconti labirintici che si avventurano in un ambiente psichico indefinibile e forse indecifrabile.

Tema parallelo, ma di certo non secondario, riguarda la ricerca tecnica che Maria Valli sviluppa sui materiali impiegati, le carte, i pigmenti, la composizione dei colori, un racconto parallelo in grado di assicurare una visione d’insieme della poetica dell’artista, che anche in questo suo modo di procedere testimonia una cura estremante approfondita, ancora una volta a sottolineare come nulla debba essere lasciato al caso e come anche il gesto apparentemente più spontaneo venga qui ricondotto entro un processo mentale che è il progetto complessivo dell’opera.

2010 – “DIZIONARIO DEGLI ARTISTI REGGIANI” di E. Filini :

“PITTRICE, SCULTRICE,OPERA NELL’AMBITO DELL’INFORMALE,ALLA RICERCA DI  TONALITA’,VELATURE,TRASPARENZE OTTENUTE CON UN USO SAPIENTE DEL  COLORE.

NELLA SCULTURA SI RIFA AL GRANDE INSEGNAMENTO DI GIACOMETTI, TRAENDO DA QUELLE ESILI FIGURE UNA GRANDE FORZA ESPRESSIONISTA.

HA POTUTO USUFRUIRE DI PREZIOSI INSEGNAMENTI DEL

MAESTRO MARIO PAVESI.”     (pag. 722.)

2007 – “LE LACRIME DEL MALE”, Bagnolo In Piano

Presentazione di MARIO PAVESI, SCULTORE:

ESSERE ARTISTA OGGI RAPPRESENTA SICURAMENTE UN GESTO DI CORAGGIO, UNA CHANCE E UNA PROVOCAZIONE, CHE SI COMPLICA ULTERIORMENTE NEL RAPPORTO CON ALCUNI MAESTRI INCONTESTABILI.

GLI SCETTICI POTREBBERO AFFERMARE CHE TUTTO QUANTO VI ERA DA DIRE E’ STATO DETTO E CHE NON RESTAVA PIU’ POSTO CHE PER EPIGONISMO O PROVOCAZIONE.

QUESTA IDEA DIFFUSISSIMA MA ALTRETTANTO FALSA, CI PONE DI FRONTE A UNA REALTA’ OGGETTIVA CHE PUR NELLE CONTINUE METAMORFOSI DELLA CREATIVITA’, FA SI CHE L’UOMO TENTI DI ESPLORARE E FORMULARE NUOVE OPZIONI IDEATICHE E LINGUAGGI INEDITI.

MARIA, IN QUESTO SENSO, SCEGLIE SOLUZIONI PROPRIE, ORGANICAMENTE STRUTTURATE INTORNO AD UN IDEALE MISTICO,QUINDI ANCESTRALI, QUINDI RICCHE DI MEMORIA,DOVE L’UOMO RIMANE, CON I SUOI TRAVAGLI, AL CENTRO DEL SISTEMA: UN DESIDERIO DI COMUNICARE ATTRAVERSO LA METAFORA DOVE LE FIGURE ANTROPOMORFE DIVENTANO I SIMBOLI DI UNA SOLITUDINE INTERIORE IN PERENNE CONFLITTO CON LO SCORRERE DEL TEMPO.

RICORDANDO PASOLINI:

“Se torna il sole, se scende la sera,

se la notte ha un sapore di notti future,

se un pomeriggio di pioggia sembra tornare

da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,

io non sono più felice,

né di goderne ne’ di soffrirne:

non sento più davanti a me tutta la vita….

per essere poeti, bisogna avere molto tempo:

ore e ore di solitudine sono il solo modo

perché’ si formi qualcosa,

che è forza, abbandono,

vizio, libertà, per dare stile al caos.

io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte

che viene avanti, al tramonto della gioventù,

ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,

che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.”

P.P. PASOLINI

2006 – “PETRA, ANATOMIE DI UN SILENZIO”   Studio C  PIACENZA

..nella personale “ Petra , anatomie di un silenzio”, la pittrice reggiana Maria Valli ci trasporta in una dimensione onirica ed irreale nel regno dell’ interiorità e del silenzio, oltre ogni costrizione umana.

Antichissima città della Giordania, nell’isolata depressione di El Gohor ad ovest di Wadi Musa, intrigante e fiabesca, Petra e’ conosciuta soprattutto per superbe architetture, tombe e templi classicheggianti modellati nella roccia.

Oggi, fra turismo di massa e magie fotografiche, Petra sta lentamente diventando una ben congegnata astrazione, un luogo mentale.

E le tavole di M. Valli rafforzano questa sensazione di estraniamento, di totale rilassamento, anzi diventano quasi un’inconscia ripresa dell’arte concettuale degli anni 60, una poetica esaltazione del “gesto”, come istanza liberatoria, totalmente anti ideologica (EROSIONI PROFONDE) espressione di energia psichica (COMBUSTIONE) perfino un larvato recupero del segno ( SENZA TITOLO 2005) sempre però mantenuto su un piano assolutamente aniconico, attento solo al forte cromatismo di colori caldi, solari e terrosi, spesso vivacizzati dall’azzurro a volte intenso e profondissimo del cielo (i 7 pezzi della serie CIELI RITROVATI).

Siamo nella pura trascendenza (i sei pezzi della serie LUCI,SILENZIO),in un ideale collegamento anche con un interessante movimento italiano degli anni 50, l’Ultimo naturalismo(LE GRANDI ACQUE 1 e 2 nel tentativo di colmare il distacco tra coscienza e memoria (NUOVI ORIZZONTI) fra se’ e l’altro sé (SENZA TITOLO 2006)

Se nel titanismo romantico la consapevolezza del proprio limite bloccava la volontà di affermazione, in Valli tutto è assaporato e introiettato, assorbito ed il “sublime naturale “ diventa via via massa informe pulsante, però di vita e sentimento.

Nonostante l’evidente sperimentalismo i contorni evanescenti, le allusioni al reale,gli sfondi sfatti e stemperati ricordano BASALDELLA mentre le immagini completamente dissolte in colori oscuranti il disegno conferiscono una vis attrattiva alla DE KOONING.

Invece ritmo spezzato, atmosfera mistica e quasi ipnotica rimandano a FRANCIS.

Valli stupisce dunque per le robuste trasparenze ,per la capacità di oltrepassare ogni rigida formalizzazione linguistica superando di slancio land art, arte ambientale e arte etnica verso una poetica della solitudine e di un silenzio filosofico.

Fabio Bianchi

LA LIBERTA’ 26/02/2006   Piacenza

2005 – “SULLE STRADE DELL’ASTRAZIONE”  Villa Raggio  PONTENURE

…”Valli estremizza l’astrazione con tele al limite della riconoscibilità , colori acquosi e diluiti soggetti irriconoscibili , una superiore unita’ ed un silenzioso panteismo tra spazi immensi e tempi infiniti……”  Fabio Bianchi “LIBERTA’ “ 27/09/05 Pc.

“ Le opere di Maria Valli rivelano chiarezza di visione, sono eleganti e raffinate, pervase di sentimento e poesia.

La sua tecnica pittorica, basata su attente e approfondite ricerche estetiche, su delicate velature e sovrapposizioni, su tinte appena accennate e suggerite e graduati passaggi cromatici, dimostrano indubbie capacità e una ispirazione che vive e si alimenta attraverso i silenzi profondi e segreti dello spirito.

Pittura intensa,dunque,dove nulla e’ banale o provvisorio, ma dove al contrario tutto e’ seriamente pensato e meditato.

Luciano Carini

2004 – “ABSTRACTUM 2”   “Studio C” Piacenza.

….”Maria Valli, di origini emiliane, vive e lavora a Grosseto. Pittrice e scultrice, pratica un’espressione che rivela decisione, personalità e gusto estetico.

In questa mostra piacentina presenta due piccole tempere all’uovo, su carta di straordinaria fattura, basate su colori tenui e pastellati: delicati azzurri e grigi sfumati che denotano delicatezza, eleganze e trasparenza, ad ulteriore riprova che non e’ affatto la dimensione ciò che rende importante un’opera d’arte.

La sua ricerca si sviluppa anche nella scultura e riguarda vari materiali: legno, gesso, grafite, tufo.

Artista che lavora con il cuore e sentimento e che raggiunge alti livelli di poesia.

Luciano Carini